“Sergeij Rachmaninov: Genio e Tradizione”
"Non scrivere
che quello che canta in te"
Programma
Sergeij
Rachmaninov
(1873-1943)
Preludio in
do diesis minore op. 3 n. 2
Lento /Agitato/
Più vivo / Tempo I
Giulio Giurato, pianoforte
Sei Pezzi opera
11
1. Barcarola
in sol minore. Moderato
2. Scherzo
in re maggiore. Allegro il più possibile
3. Tema Russo
in si minore. Andantino cantabile
4. Valzer
in la maggiore. Tempo di Valse
5. Romanza
in do minore. Andante con anima
6. Slava (Gloria)
in do maggiore. Allegro moderato
Paola
Borganti e Giulio Giurato
pianoforte
a quattro mani
Guida all’ascolto
a cura di
Pier
Paolo Bellini
SEI PEZZI OPERA
11
di Pier
Paolo Bellini
1) Barcarola.
Il termine
indica un genere musicale che, attraverso il ritmo senza soste, alternando
tre accenti contro due, imita il vogare dei rematori. In realtà
questo elemento figurativo e realistico è il simbolico procedere
della vita attraverso le circostanze favorevoli o contrarie. Il tema principale,
di carattere meditativo, è come lo sguardo dell’autore sulla propria
vita: uno sguardo profondo che rimane inalterato attraverso le vicissitudini,
anche drammatiche e violente, descritte attraverso improvvise o progressive
impennate della tensione sonora.
2) Scherzo.
Il secondo
dei sei pezzi sembra segnare un momento di possibile sollievo che bilancia
un poco il clima meditativo del primo brano. Tuttavia lo Scherzo sembra
suggerire che la distrazione può essere solo momentanea: elementi
figurativi sembrano ricordare periodicamente l’incalzare anche minaccioso
del tempo. Il ricordo del dramma umano è sempre presente: non basta
l’improvvisa chiusa positiva a lasciar tranquillo l’ascoltatore.
3) Tema
russo.
Il tema, composto
su di una scala pentatonica (solo cinque note) come gli antichi canti della
tradizione orientale, ha di per sé un carattere meditativo. Il brano
è tutto formato su questo semplice materiale tematico che assume
la stessa funzione che il ritmo aveva nel primo brano: la costante drammaticità
della vita nella molteplicità delle circostanze. Nel finale, quando
tutto sembra tendere alla morte, viene invece riaffermato con decisione
il principio vitale.
4) Valzer.
Di nuovo in
contrapposizione con il brano precedente, il valzer sembra voler indicare
una possibilità di spensieratezza: il tema esprime una serenità
degna dei valzer più positivi di Chopin. Ma, come succede sempre
nelle opere del grande polacco, non c’è serenità che non
venga in qualche modo bilanciata dal ricordo del dramma, come succede nella
parte centrale del brano. Questa volta la chiusa è esplicitamente
positiva.
5) Romanza.
Nuovamente
alla spensieratezza fa seguito un momento di riflessione, affidata questa
volta ad una melodia cromatica che sembra girare su se stessa in maniera
costante, come il pensiero dell’uomo. Di nuovo elementi figurativi suggeriscono
il procedere implacabile del tempo, che sembra incurante delle domande,
degli interrogativi dell’uomo sulla propria vita.
6) Slava
(Gloria).
Inaspettatamente
il brano conclusivo racconta un esito della storia narrata sotto un aspetto
totalmente positivo: l’autore sembra suggerire che la parola definitiva
sulla vita non è la spensieratezza o la tragedia, ma una positività
ancora più profonda. La melodia, che deriva probabilmente da un
canto religioso russo, cresce progressivamente attraverso modulazioni improvvise
verso la chiusura grandiosa: “La vocazione? Io devo a Dio di avermi fatto
questo dono. Senza di Lui io non sono nulla”.